Terra dei fuochi: nelle scuole la piccola grande rivoluzione di orti e compostiere 3

Nelle scuole della Terra dei fuochi, nei luoghi del più grande disastro ecologico e criminale degli ultimi decenni, i bambini imparano a realizzare orti sinergici, compostiere e aiuole dove si coltivano insieme verdura, fiori e piccoli frutti, sperimentano i meccanismi di auto-fertilità del suolo, imparano ad amare i cibi genuini, sani e di stagione e a rispettare la natura e i suoi i tempi.

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L’idea di diffondere una reale cultura ecologica proprio qui, nella Terra dei fuochi, con l’obiettivo di dare vita ad un processo di crescita e riscatto sociale nasce dalla collaborazione tra Piero Napolano, giovane agricoltore bio di Mairano (comune alle porte di Napoli) e l’associazione culturale “Set Me Free” di Giugliano in Campania – associazione costituita da un gruppo di psicologi e operatori sociali che realizzano interventi vòlti al miglioramento della qualità della vita e alla prevenzione del disagio.
Piero, che ha studiato Conservazione dei Beni Culturali, all’epoca della realizzazione della discarica di Chiaiano era rimasto talmente colpito che aveva deciso di fare qualcosa che andasse oltre le dichiarazioni dei politici e le eterne emergenze ambientali. Qualcosa di positivo e tangibile che potesse durare nel tempo e affrancare la propria terra e la propria comunità. Dopo aver seguito corsi di agricoltura sinergica e di permacultura, ha fondato una piccola azienda (Bobobio) che produce ortofrutta biologica che vende direttamente ai cittadini e ai GAS locali (Gruppi di Acquisto Solidale), ma è grazie all’incontro e alla collaborazione con l’associazione Set Me Free che Piero ha avuto la possibilità di fare un passo ulteriore: portare la sua esperienza di agricoltore bio nelle scuole.
Il loro progetto, che promuove l’agricoltura intesa come attività umana davvero sostenibile, è stato realizzato con successo nelle scuole di Gragnano e Marano (provincia di Napoli) ed è arrivato nelle scuole di Giugliano in Campania. “I bambini rispondono con un grande entusiasmo”, ha dichiarato Piero alla stampa locale. “È sorprendente la loro voglia di imparare e di fare qualcosa per la propria terra. E i ragazzi diversamente abili, lavorando la terra, stanno riscoprendo il piacere dei sensi”. “Dopo la profonda delusione del 2008 per la costruzione della discarica – per metà sul territorio di Napoli, a Chiaiano, e per metà su quello di Marano – ho pensato che fosse arrivato il momento di smetterla di combattere contro qualcosa e di costruire qualcosa per il futuro”, ha raccontato.

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“Ho studiato seriamente, ho cominciato a costruire un piccolo impianto di compostaggio e un orto a casa mia. Poi si è diffusa la voce e il mio piccolo progetto l’ho portato nelle scuole. Prima in un Istituto di Gragnano, poi a Marano di Napoli, sul mio territorio. Ora sono impegnato con l’associazione ‘Set Me Free’ in una scuola primaria di Giugliano e continueremo anche nelle scuole secondarie”. Ma non è sempre stato così: “All’inizio abbiamo incontrato resistenze di diversa natura, sia da parte delle scuole, che non sempre hanno fondi per finanziare i progetti, sia da parte dei Comuni, spesso poco sensibili a queste iniziative, fino ad arrivare ai cittadini, convinti che una compostiera attiri topi ed emani cattivi odori. Parlare ai bambini di agricoltura ti fa rendere conto di quanto i piccoli siano poco informati.

 

Per esempio, pochi sanno come si producono le patate e molti pensano che il latte sia preparato dalla commessa del supermercato”. “Con gli adolescenti è più complicato, ma dopo un po’ si lasciano coinvolgere. A loro mostro quella che viene definita “agricoltura sinergica”, creiamo delle aiuole rialzate dove non si coltivano solo vegetali, ma anche fiori, frutti di bosco, ed è anche bello da vedere. Quando si parla di coltivazione, spesso la prima immagine è quella del contadino vecchio stampo, io invece spiego ai ragazzi che noi lavoriamo la terra, ci informiamo e navighiamo in internet: una sorta di ruralità 3.0. Oggi la ruralità è tornare alla terra, ma con le competenze”.

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“La nostra”, ha sottolineato Piero, “è un’educazione ambientale e alimentare. Il principio di fondo è quello del vivere senza distruggere, per questo viene bandito l’utilizzo di erbicidi e pesticidi. Esaltiamo il locale, il km zero, il biologico. Un modello, questo, che si contrappone a quello consumistico, che ha portato ad una standardizzazione dei prodotti e dei gusti, creando un impoverimento fisico e culturale”. E conclude: “Giugliano, Chiaiano, la ex-Resit: sui nostri territori si è compiuto il più grande disastro ecologico di tutti i tempi. Noi insegniamo a fare il compostaggio a costo zero: qualcosa di concreto contro i proclami dei politici, contro le idee – mai realizzate – per gestire le emergenze ambientali e le discariche. Ma la nostra attività non si ferma qui. I bambini devono imparare a mangiare e a capire l’importanza di un’alimentazione sana. Questa è la mia “economia sostenibile”. Una piccola rivoluzione che funziona”.